B. D. nr. 2854 a/b
(18/19. 08. 1943)
Se sulla Terra non ci si sforza di ottenere la figliolanza, essa è perduta e non potrà essere recuperata
(da uno spirito-guida):
È veramente importante in quale predisposizione spirituale l’uomo trapassi dalla vita, poiché unicamente questo determina la sua vita nell’eternità; di conseguenza, ogni pensiero deve essere rivolto solo al perfezionamento spirituale, che è lo scopo finale della vita terrena. Infatti, se la ricerca della perfezione viene trascurata durante l’esistenza terrena, allora l’intera vita terrena perde di significato, quindi, in un certo senso diventa inutile, anzi, perfino un grande pericolo per le anime di quegli uomini che non tendono più a Dio ma al suo polo opposto, attraverso il loro desiderio per i beni terreni, per la materia, che dovrebbero superare, e che invece, col tempo, riconquista maggiore influenza.
Di conseguenza, l’anima di tali uomini si allontana sempre più da Dio, a meno che, ciò non sia reso impossibile dal fatto che la morte del corpo anticipi il loro cammino sulla Terra. Allora, lo stato spirituale raggiunto con la morte del corpo determina la loro sorte nell’aldilà, e l’anima deve accettare questo destino, poiché di là ha ancora la possibilità di migliorare, non appena la sua volontà cambia e desidera Dio per elevarsi; però la figliolanza divina che poteva essere conquistata solo sulla Terra, che richiedeva la volontà rivolta a Dio già sulla Terra, è perduta, e nell’aldilà non potrà più essere recuperata.
Raggiungere un grado di maturità il più alto possibile ancora sulla Terra dovrebbe essere il maggiore sforzo di ogni essere umano, poiché solo allora egli vivrà consapevolmente la vita terrena, e ciò gli procurerà il successo spirituale. Eppure, proprio questo sforzo verso la perfezione viene disatteso, perché non si crede in un seguito del cammino terreno nell’aldilà, e dove manca la fede, non vi è nemmeno da registrare uno sforzo verso lo spirituale. Pertanto, la meta più alta, la figliolanza divina, viene raggiunta solo da pochissimi uomini, e cioè da coloro che vivono solo per questa meta, mettendo davanti a tutto, Dio e la Sua Volontà, e adempiendo sempre e costantemente il comandamento dell’amore per il prossimo, quindi esercitando continuamente l’amore.
Costoro sono così intimamente uniti a Dio già sulla Terra, che possiedono anche la giusta conoscenza, e di conseguenza sanno del senso e dello scopo della vita terrena, e non prestano attenzione ai beni terreni. Pertanto, questi hanno già superato definitivamente la materia, e al loro decesso dalla Terra potranno entrare nel Regno spirituale senza alcun impedimento, potranno contemplare Dio da volto a Volto e la Forza e l’Amore di Dio fluiranno in loro. La loro sorte è un’inimmaginabile beatitudine nel Regno spirituale, dove possono creare e plasmare per la propria felicità, com’era una volta il loro stato originario che tutti gli esseri devono raggiungere di nuovo. – Amen!
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