Commento al fascicolo/raccolta n. 20 e 123

di Bertha Dudde

 

Incarnazione  o  re-incarnazione?

 

incarnzaione                                                                                   reincarnazione1

 

Uno degli argomenti più importanti affrontati e discussi dall’umanità nel corso della Storia, è senza dubbio quello della reincarnazione. Elemento principale e dominante di talune correnti religiose, soprattutto orientali, la reincarnazione è divenuta talvolta strumento di forte indottrinamento delle folle, grazie alla sua spinta fideistica che affonda le radici in scuole culturali e di pensiero, tramandate da generazione in generazione. Da alcuni decenni essa si è diffusa anche in Occidente, trovando sostegno persino in un numero crescente di professanti cattolici, pur senza alcuna motivazione prettamente religiosa. Infatti, la possibilità di poter ritornare sulla Terra, sebbene in un altro corpo, in altre condizioni di vita, di cultura, di lingua, di aspetto, di salute, e sia pure senza reminiscenza, alimenta in molti l’immaginazione di allungare in qualche modo la propria vita presente, ripetendola più volte, e la convinzione fantastica di continuare a godere così le possibilità terrene che essa offrirebbe. Idea, questa, che non deriva certo da un tendere della propria esistenza allo spirituale.

Perciò, anche su quest’importantissimo argomento, se noi ci rivolgiamo al nostro Signore e Maestro per conoscere la Verità, riceviamo da Lui tramite la Nuova Parola, guida e Luce, e soprattutto siamo messi in guardia rispetto a una dottrina errata, che non ha nulla a che vedere con un sano insegnamento evangelico.

Se nel Piano divino della Creazione tutto deve tendere verso l’Alto, allora l’esistenza della possibilità di ritornare sulla Terra, dopo il passaggio nell’aldilà  – che già di per sé è un cambiamento di stato in progresso, cioè da uno stato di libertà limitata (nella carne), a uno stato di spirito libero – rappresenterebbe un retrocedere verso il basso, una involuzione, e una tale possibilità calpesterebbe [2873] la Legge divina che invece spinge inesorabilmente al tendere esclusivamente verso l’Alto, verso una conoscenza sempre più matura e perfetta dell’essenza del Padre attraverso la conoscenza della Creazione, fisica nella sua macro dimensione, e spirituale nella sua essenzialità ad immagine della Volontà del Creatore-Padre. Nell’aldilà, invece, è l’anima stessa la creatrice del suo ambiente circostante [2874], e questo si modifica attorno all’anima dello spirito in evoluzione in modo corrispondente alla sua crescita o alla sua stasi, ponendolo in situazioni migliori o peggiori affinché sia sempre spinto a una crescita interiore. Per tale ragione non c’è alcuna necessità di riportare sulla Terra un’anima per innestarla in un ambiente terreno che lo riporterebbe indietro, se questo non ha raggiunto una necessaria crescita interiore per combattere i desideri materiali insiti in un qualunque cammino terreno. Inoltre, qui essa verrebbe a contatto, ancora, con le spinte negative del maligno che già in precedenza aveva vinto su di essa, e una seconda volta essa sarebbe ancor più aggravata dalle precedenti brame non superate, e per questa ragione la sua seconda condizione sarebbe peggiore della prima [5062].

Attraverso gli insegnamenti di Bertha Dudde ci viene posto di riflettere sul fatto che, poiché per il raggiungimento della figliolanza divina è sufficiente una sola incarnazione, se a qualcuno ne fosse concessa una seconda, o più possibilità, al fine di migliorarsi, e se poi ciò gli riuscisse, che merito egli ne avrebbe [4758], rispetto a chi invece con una sola incarnazione ha raggiunto la stessa meta? Una tale possibilità, per il primo, sarebbe un ingiusto adeguamento del fallimento precedente, e denoterebbe un Dio senza Amore né Grazia, poiché senza nessuna garanzia di riuscita, Egli dovrebbe porre quell’anima davanti a compiti doppi per compensare il precedente fallimento, e comunque le sarebbe considerata una vita terrena doppia, o più, e ciò equivarrebbe a raggirare un esistente legge della natura [5062/a].

Nonostante in alcuni casi sia motivata, la reincarnazione come dottrina è un’eresia, una dottrina ingannevole, e come tale va combattuta! [4590/b - 2875] Essa è una possibilità concessa solo a degli spiriti dall’Alto, affinché, grazie alle loro elevate basi spirituali a tutela, riescano a svolgere una particolare missione sulla Terra – specie nell’ultimo tempo della fine, come già nel nostro tempo già da oltre 150 anni nominato come ‘ultimi tempi’, e nell’ultimo tempo della miseria, quello breve della fine – per portare un po’ di Luce ai fratelli che sono e saranno sempre più nel bisogno spirituale; ma di una tale missione, gli stessi, quando reincarnati, non ne sono a conoscenza, e vivono da uomini in mezzo agli uomini, sebbene siano aiutati spiritualmente, con influssi, dai loro amici dall’Alto.

Il cammino terreno deve servire a riconoscere l’Atto di redenzione di Gesù, e quindi, se l’anima nel suo unico cammino terreno Lo disconosce, nell’aldilà, giudicata, deve lottare, cioè riscattare la sua incapacità ad amare e il non aver riconosciuto la Divinità che ha patito per essa, e così subire uno sprofondamento nell’abisso, proporzionale al suo rifiuto, affinché nel bisogno essa si rivolga poi spontaneamente e finalmente a quel Gesù rinnegato, e sia aiutata [8495]. Ma se anche nell’aldilà tale rifiuto persiste, nonostante le siano offerte innumerevoli possibilità (nell’inferno), allora essa non potendo auto distruggersi - poiché la vita fuoriuscita dalla Divinità resta eterna, a immagine della Divinità che è eterna - dopo ‘tempi’, verrà relegata e smembrata nuovamente nella materia, il cui ulteriore cammino infinitamente lungo - e questa volta con tracce di reminiscenza – in tale re-incorporazione, passerà dal materiale al vegetale, poi all’animale e infine in un'altra condizione in un corpo umano, ma in un lontanissimo tempo futuro, di là da venire, in una condizione che non ha nulla a che vedere con il concetto di reincarnazione. Se invece l’anima è ricettiva ad ascoltare le sue guide spirituali, allora – in un certo senso – viene reincarnata su altre Creazioni, innumerevoli nella Creazione materiale, dove si troverà a vivere una realtà simile a quella terrestre, ma in tempi diluiti, in rapporto allo scorrere del tempo su quell’astro, oppure le viene concesso di vivere nel piano spirituale di quel mondo, adatto alle sue caratteristiche interiori, nella dimensione spirituale delle forze della natura di quel mondo, che però essa vedrà formato esteriormente come se fosse sulla Terra.

Un altro caso in cui si crede erroneamente a una re-incarnazione è quello in cui si verifica una possessione da parte di spiriti bassi, i quali, essendo già passati una volta nella carne e avendo fallito nel loro cammino di crescita, restano in una profonda oscurità sul piano terreno cui sono profondamente attaccati, e lì, stimolano psicologicamente quegli uomini che hanno le loro stesse tendenze [8291]; così nel tempo della fine (dopo l’evento apocalittico), ancor più, l’inferno rigetterà tutti i suoi spiriti sulla Terra, per indurre gli uomini a rivoltarsi contro i fedeli a Dio, reincarnati per l’estremo combattimento spirituale.

La reincarnazione su questa Terra non è quindi determinata in nessun caso! [8844]

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